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cattiverio in Da Il Borghese 1957-...
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Essendo che oggi la forma del vuoto è piuttosto gonfia e stufa ha deciso di colpire a caso nel mucchio ed ha beccato una figura professionale molto stimata: lo stilista omosessuale.
Ordunque, le modelle sono belle ma se non sono proporzionate come Naomi, sono creature informi emaciate e dal collo gli sporge un testone, stile ebreo spettinato dopo la cura di bastonate.
Poi hanno gambe lunghissime ma la coscia è uguale al polpaccio (lo so nessun maschio lo aveva notato).
Ok, direte voi: Ci risiamo, ecco la solita donna gonza fatta a forma di tappo di bottiglia che chiama “forme” la tripla ciambella attorno alla vita.
(Ammazza non ho parole)
No, siete un po’ fuori strada, è vero lo ammetto galleggio bene ma quello è perché io e l’acqua siamo tutt’uno quindi perciò ora non mi sviate che oggi voglio parlare della CATTIVERIA dello STILISTA.
Un problema attuale.
La mia mente brillante, infatti, ha lungamente riflettuto sul perché il prototipo dell’indossatrice fosse cambiato a tal punto da rinnegare qualsiasi carnalità femminile.
E SONO ARRIVATA AD UNA TEORIA RIVOLUZIONARIA.
Il problema è che la moda è da sempre in mano agli uomini o meglio ad una certa categoria di uomini: gli omosessuali.
E’ chiaro che lo stilista omosessuale idealizzi le sue opere e di conseguenza le proietti su di un corpo idealizzato.
Ora questo corpo, questa icona di bellezza omosessuale secondo me è passato dall’esser la donna ad esser neppure troppo velatamente il fanciullo.
Quel giovane essere etereo femminile ma non femmina.
La femmina vera e propria è troppo, la si invidia oppure è un ideale inarrivabile o troppo diverso dalla realtà dello stilista omosessuale.
Dunque se lo stilista deve vestire le sue icone ideali cosa c’è di meglio che trasformare la donna facendola dimagrire fino a perdere seno, fianchi o le tipiche rotondità stile Barbarella?
Tra le varie attività del nuovo anno ho pensato di passare al canile a prendere un cane in affido, che, se dovessi scegliere, sarebbe il più sfigato di tutti.
Ma forse il desiderio è che mi prenda in affido lui, mi porti a spasso almeno una volta alla settimana tirando il guinzaglio rosso lucido e facendomi sostare ogni volta che capita qualcosa di strano o di bello, (che poi è la stessa cosa) per guardare e vagliare la situazione.
Vorrei saper drizzare le orecchie, imparare ad abbagliare e a scondizolare, e magari ad incazzarmi come una furia quando è necessario, cioè almeno una volta ogni tanto.
Qualche volta sarebbe utile anche imparare a guaire.
Sarebbe carino se prendendo il suo esempio imparassi ad annusare le persone, e delizia delle delizie, slanciarmi incontro alla gente festosa, senza distinguere razza, sapore, età e sesso ma solamente per vedere se mi merito una carezza.
Vorrei imparare ad essergli fedele.
“Il brodo d’oca e la TV”
(Dalle lettere di Leo Longanesi)
Dal numero del Borghese del 19 dicembre, 1957
“Cara Gianna, dovrebbe scrivere un articolo contro quel Mike Buongiorno ed il fracasso che si fa intorno al suo nome.
L’Europero, tempo fa, gli dedicò varie pagine pubblicando la sua fotografia in copertina, non soltanto, ma aggiungendovi anche quelle dell’infanzia come se si trattasse che so di Pascoli o di Pacinotti.
Al cinema è stato presentato un documentario in cui questo tipo (Mike Bongiorno)
Seduto allo scrittoio (a che fare?) parlava agli italiani ed agli americani.
Ora costui prende papere, sbaglia accenti , e non sa mai se le risposte che gli danno i concorrenti sono esatte o no.
Di questo passo dove andremo a finire?Se i nostri giornali presentano questi tipi come eroi,il pubblico finirà per credere che la sola cosa da fare a questo mondo, sia quella di mostrarsi con un sorriso ebete sulle labbra.
Nello stesso rotocalco di questa settimana, c’è una inserzione del prodotto X che offre la foto di Mike con dedica. Questa maniera di mescolare la gloria con la popolarità e le saponette con le foto, ci porterà a creare una società tanto imbecille, che non sapremo con chi scambiare due frasi.
Si dirà che questo è il mondo moderno, che ciò accade in America. Ma non è detto che si debba essere moderni in questo modo; non è nemmeno detto che l’America debba essere imitata. Ma a beneficio di chi va questa cretineria che andiamo propagando?Dello Stato? Ma cosa diventerà mai questo Stato, tra dieci anni, quando avremo nutrito gli italiani di TV?Questo Mike è semplicemente un presentatore, qualcosa come un commesso che offre merce dietro il banco.(..)
Il Borghese-1962
Tratto da “Il Pornografo linciato” di Piero Buscaroli
(…) L’editore Lerici ha messo in giro con straordinario senso dell’opportunità il primo romanzo della scrittrice Maraini.
Moravia le scrisse la prefazione
Bocciata alla maturità classica(..) nessuna vocazione, come si diceva: ma era bellina e lo sapeva.
Non aveva inibizioni religiose o morali.(…) “Non sono cattolica, sono marxista, amo la musica moderna”.Il personaggio lo vedete chiaramente.
Piena di confusione e anche di ambizione: “Studiava dattilografia e stenografia”, le dice, Moravia, nella famosa prefazione: “Pensavi di diventare hostess di qualche linea aerea transatlantica; cercavi di abituarti all’idea di diventare la segretaria di qualcuno…” Che cosa lo scrittore vedesse nella ragazza lo sanno loro due.
S’è osservato che la ragazza è bella, che è più dotata di ambizione che di qualità di scrittrice, in poche parole è una furbacchiona.(…)
Per quanto ne so, è l’unica donna che abbia osato mettere in un romanzo quello che in termini tecnici si chiama “coito orale”, insieme ad altre faccende del genere.
L’impressione che si ricava leggendo il libricciattolo è desolante.
(…)
Se vogliamo servirci della mania che ha lo scrittore (Moravia) per la psicoanalisi e le sue situazioni, le identificazioni di personaggi e le ambiguità di cui il maestro si compiace, potremmo osservare che la ragazza che è la protagonista del romanzo della Maraini è trattata dai suoi corteggiatori su per giù come una sedia.
Nessuno le fa qualcosa di normale, definitivo.
C’è un giovanotto che vuol vederla nuda, poi dà in ismanie e si contorce.
Un pederasta la vuole perché somiglia da un ragazzo.
E infine un uomo anziano, sudicione e inibito, che la contempla nuda, la palpa; e poi si arrangia da solo.(…)
Cosa è successo infine?E’ successo che Moravia chiese all’editore Einaudi di portarsi al “Formentor” il manoscritto di un nuovo libro della Maraini.
Einaudi portò il libro, convinto che non avesse nessuna probabilità di vincere il premio degli editori, e già risoluto , lui stesso, a votargli contro.
Poi le previsioni si rivelarono sbagliate.
D’altra parte nessuno degli editori sapeva l’italiano, e poteva capire, quindi che il libro era scritto male.
Si fidarono di Moravia i poveretti.
Quando si seppe che i sei milioni del “Formentor” erano usciti dal giro e se li era presi la ragazza, scoppiò il finimondo.
Pallidi, emaciati, con la bava alla bocca, intellettuali e scrittori, gridavano che si sarebbero vendicati del traditore.
Se le portasse in casa sua le donne e non ai premi letterali, gridavano.
I premi son nostri, urlavano pallidi e furenti gli intellettuali militanti.
Sei milioni e tredici traduzioni.Da impazzire, da Morire.
Lavoro manuale ( dal numero del ‘Il Borghese’ del 21 Giugno 1957)
A Berlino orientale il Governo della Repubblica tedesca sovietizzata ha deciso che gli studenti universitari devono, nelle ferie, andare a lavorare manualmente; ed ha cominciato ad ordinare che duemila studenti dell’Università di Dresda vadano nelle miniere.
Comunismo a parte, siamo convinti che a questo, prima o poi, si arriverà in tutti i paesi..
L’afflusso verso certe facoltà, specie giuridiche, politiche, letterarie, deriva, essenzialmente, più assai che dal desiderio di sapere, dall’orrore del lavoro manuale, e dalla consapevolezza che è assai più facile diventare un mediocre avvocato che un capace elettricista o montatore meccanico.
E quindi, fatalmente, in tutti i paesi si arriverà, per una via o per l’altra, a provvedimenti analoghi a quelli di Berlino orientale.
Carlo M. Piccini (dal numero del 3 Maggio 1957)
L’Eco della fortuna, vecchio libro dei sogni, alla voce ’Canzonetta’ scrive: “ Denota prossima disperazione”.
Alla voce ‘Musica’ scrive: “Eseguirla denota ricchezza”.
Il libro è vecchio di oltre sessant’anni, ma l’autore, che modestamente si firma un ‘cabalistico pratico’, con queste definizioni dimostra di aver previsto l’avvento della RAI, e le conseguenze di tal fatto nel mondo della canzone.
Oggi, infatti, grazie al monopolio statale della radiotelevisione, gli ascoltatori italiani sono obbligati ad ascoltare quasi esclusivamente certe canzoni, mentre certi autori e certe case editrici guadagnano decine di milioni.(…)
Ma l’esistenza della RAI e della Cetra rappresenterebbe ancora un male relativo, se il monopolio non fosse anche in mano dei democristiani.(…)
Citiamo un esempio.
Nel 1946, la RAI respinse una canzone intitolata ‘ Casetta solitaria’.
Nel 1952, la medesima , presentata questa volta come ‘Fonte solitaria’, fu bocciata per la seconda volta.
L’anno scorso, intitolata ‘Chiesetta solitaria’, la canzone non solo fu ammessa, ma addirittura entrò nel gruppo delle venti prescelte per il Festival di San Remo.
Il Colpo di stato degli omosessuali
Di Eugenio Dolmann ( dal numero del ‘Il Borghese’ del 21 Giugno 1957)
E’ terminato nel mese di maggio, a Monaco, il processo a Sepp Dietrich, ex comandante dello squadrone della guardia ‘Adolf Hitler’, imputato di aver ucciso nel famigerato 30 giungo 1934, il capo delle SA, capitano Roehm e il suo vice (…).
Ma Dietrich non era veramente al centro di questo processo, costruito sui ricordi.
Al centro c’era, ancora una volta, il colpo di stato, presumibilmente preparato dalla cricca al vertice delle SA guidata da Roehm,contro la Reichswehr di allora e quindi anche contro Adolfo Hitler.
Questa cricca era composta, per il novanta per cento, da omosessuali, e, se fosse riuscito, avremmo avuto il primo colpo di stato omosessuale nella storia del mondo.
Truffaut in “ L’uomo che amava le donne” fa dire alla donna più acuta del film che probabilmente rappresenta la coscienza Bertrand, la frase:“Prima di tutto ami se stesso, quando non si ama se stessi si è incapaci di amare gli altri”
Su questa riflessione che viene alla fine del film , c’è da lavorare parecchio.
Qualcuno di mia conoscenza ha ampliato il concetto dicendo che quando si è incapaci di amare se stessi, si usano gli altri per amarci e ci dimentichiamo di amare loro.
Non ho ancora capito se questo sia universalmente valido, ma di certo spiegherebbe un mucchio di cose.
Eccoci al giorno del matrimonio dell’altra, quello che l’amica Fric e l’amica Froc avevano cercato di sabotare per mesi ma senza successo.
Alla fine lo sposo era ancora vivo (sebbene si fosse abbassato di 5 cm) e la sposa era sempre più convinta.
In quanto a Fric , non le restava che saltare sul vestito da festa di 3 anni prima, mentre Froc si sarebbe stirata i riccioli per nascondere la cattiveria.
Il fatto era che Fric non credeva nei matrimoni delle sue migliori amiche.
Il problema di Froc invece era di essere contraria ai divorzi in genere, ed è scientificamente provato che in media divorziano di più le coppie già sposate.
Naturalmente Fric e Froc erano state sistemate in un tavolo di sole coppie, ma per uno strano caso del destino accanto a loro si era presentato un assai raro esemplare di maschio fertile, molto convincente.
Il maschio in questione le aveva fatto compagnia per tutta la sera, fino a quando Fric non aveva scorto la fede o meglio le era stata fatta notare da qualcuno.
Infatti per la verità , né Fric né Froc, erano in grado di far caso a queste cose.
Fric come suo stile aveva cominciato a perpetuare quella forma di tortura che esercitava senza malizia chiedendo il nome della moglie , dei figli, l’età il sesso, le foto e il perché non erano presenti etc etc.
Froc invece apparteneva ad una razza di femmine di cui praticamente era capostipite ed unico esemplare:
A guardare un uomo giovane con la carrozzina sviluppava un complesso di pena nei suoi confronti.
Perciò figuriamoci come guardava il povero malcapitato che sotto la mitraglia di Fric con il passare delle ore aveva abbandonato l’aria spavalda per afflosciarsi su se stesso.
Alla fine della cena iniziarono i balli, due ragazzi invitarono Fric e Froc a fare una passeggiata sul prato.
Erano due bei ragazzi ma la principale perplessità era sull’età , anche se comunque i due si mostravano assai interessati.
Il problema era che Froc aveva una zucca che l’aspettava dopo la mezzanotte prima di decomporsi sul prato, mentre Fric era contraria alle passeggiate notturne sul prato da sola con l’altro sesso perché frequentava una setta che le ordinava di portare solo scarpe lucide stile fetish coi tacchi.
Quindi alla fine i due galanti gentiluomini si arresero all’ evidente impossibilità di un’amicizia più approfondita.
Qualche giorno dopo venne fuori che la coppia di sposini aveva disseminato il loro matrimonio di accompagnatori per rimediare al fatto che un terzo degli invitati erano lamentose zitelle amiche della sposa.
Fric non ci poteva credere, mentre l’unica osservazione di Froc fu “Certo che da fuori dobbiamo sembrare proprio due sfigate”.
Oggi ho comprato gli occhiali da sole Tom Ford.
Li ho comprati perché al sole mi bruciano gli occhi.
Ho capito che Tom Ford è un milionario solo dopo che ho comprato i miei occhiali, ma la scelta è stata obbligata per via del fatto che tutti gli altri 2345 tipi mi facevano sembrare “La mosca” e spaventavo i figli adulti dell’ottico.
Da quando metto gli occhiali di Tom Ford sono felice.
Il mondo è più giallo, e somiglia alle fotografie a colori degli anni sessanta.
Anche Kennedy è tornato presidente degli USA, i bambini giocano a palla per le strade, e tutti sorridono per via del boom industriale.
Le donne si riempiono la bocca di pastasciutta, gli uomini portano la gelatina sulla testa e non ti stressano mai chiedendoti anche il lato b, nessuna femmina in età pre-puberale ha tatuato sul fondo schiena un drago che ammicca mentre fuma sigari cubani dietro un filo spinato a forma di lavatrice whirlpool e anche se ce lo avesse sarebbe celato da una fine strato di sottoveste di seta color rosa confetto.
Stasera dormo con gli occhiali da sole di Tom Ford.