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Che espressione si dovrebbe fare quando il vostro colloso collega di lavoro n 23, non contento di chiedervi consigli sulla vita matrimoniale (ma io se volevo dare consigli mi sposavo no?) non contento di essersi presentato ad un simil-appuntamento con pila di saggi storici da lui scritti pronti per esservi dedicati ed auto-grafati (cacchio ma esiste il Bignami o li devo pure leggere????), VI PROPONE LA VISIONE DI SETTANTA PAGINE DEL SUO PRIMO ROMANZO...COSI’ MI DICI CHE NE PENSI!....
Orrore, desolazione e raccapriccio.
L’interesse che ho per la vita dell’onorevole ne-carne-ne-pesce-Vladimiro-Guadagno in arte “Luxuria”, è collocabile più o meno tra quello che ho per un rutto di Borghezio ed il giro vita di Rotondi.
Tuttavia nella mia mente riecheggia da qualche settimana la frase ad essa attribuita “ Ho vinto l’isola , ora mi candido alle europee”.
Ecco mi pare un passaggio coerente e doveroso.
Io sto con Villari.
Contro una classe politica di formale opposizione democratica che ha proposto un suo candidato invontabile incrociando le dita perché non passasse, al fine di sollevare uno scandalo e gridare alla lesa democrazia (e non a caso le dimissioni dalla commissione di Orlando e Pardi)
Contro una classe politica che si è permessa di accantonare la scelta di un’importante carica, espressione di democrazia formale, per mesi e mesi senza sollevare un sussulto (radicali e dipietristi a parte).
Contro una classe politica di maggioranza che pretende di scegliere l’opposizione perché rappresenta la maggioranza(??).
Infine contro una classe politica che partorisce franchi tiratori, gente capace di offrirsi al miglior offerente per un pò di potere.
Un tale Riccardo Villari ad esempio che non si dimette unicamente perché non hanno ancora accolto il prezzo del suo ricatto.
Ma io sto con questo campione, e con tigna me lo godo finchè resta in carica perché suo malgrado è il simbolo di quanto aberrante sia tale sistema .
Per la questione di vigilanza non ci preoccupiamo non s’è mai vista una tv pubblica degna di questo nome.
Mentre le commissioni parlamentari sono usate per raccogliere dati e ricattarsi a vicenda e le commissioni vigilanza Rai sono usate per vigilare i vigilanti vigilati (indi per cui, quella cosa tanto buona che state mangiando è cacca)la piccola morbida forma del vuoto si reca a stretti passetti da cinese compito (o cinese mutilata, come preferite) nel suo guru-negozio di belle arti, perché... meglio elaborare il lutto dell’inerzia generale nel colore.
Al negozio i ricci della piccola forma puntano dritti verso la ditta fratelli Mussini.
Il ditino indica lo scrigno di legno che cigola perché lei vuole tenere (solo tenere) in mano il tubetto da 35 ml da 56 euri.
La commessa lo prende ed invece di darlo alla bimba fremente in punta di piedi, in una sorta di rituale sacro svita il tappo e glielo fa vedere.
Le sclere di entrambe diventano lilla mentre le pupille si sbarrano dinnanzi ad un trascurabile colore viola fetenzia.
I sensi sono affinati, sento il profumo dei frutti rossi del vino, vedo campanile giallo ocra con punte di arancio su cielo blu di prussica , barbona che caga in mezzo al traffico, sguardo verde mare in libreria, l’omino del semaforo in posizione orizzontale, elefantino del bernini che “porge” il retro al palazzo vaticano.
Il manichino disperato per il suo pullover viola, i cappotti sono viola, le scarpe sono viola, e perfino la biancheria intima lo è, le macchine sono viola.
I commercianti di colore viola pascolano nell’oro, mentre quelli di arancio e verde gli chiedono prestiti.
Tutti i daltonici si vorrebbero suicidare, ma questo anche nell’annata ‘98 quando andava i moda il rosso, o semplicemente l’anno scorso, quando andava di moda l’arancio.
Eppure sono ancora lì incompresi e reclinati quando la gente gli fa la Domanda Stupida “ E tu come lo vedi il viola?”
Putroppo neanche la tecnologia ci aiuta, anzi.
Hanno brevettato il sistema per dipingere i piumini di viola ed il risultato è mostruoso.
Il viola è un colore meraviglioso, ma il mondo reale è più colorato, anche se molti non ci credono.
Tutto questo si avvicina sinistramente agli ormai pornografizzati rituali di accoppiamento, mai nessuno che ti chiedesse che so… di cospargerti le ginocchia con zuppa di pinne di pescecane, sarebbe..sarebbe quanto meno stupefacente.
Quando pensavo che messenger fosse un programma troppo invasivo per miei gusti era perché non avevo ancora sperimentato facebook (e grazie a dio del proctologo non ho mai avuto bisogno).
Oggi apro il mio profilo e ci trovo l’immagine ammiccante di una giuovane in mutande sul letto con il commento di un “amico” comune che il programma ha trasmesso automaticamente a centinaia di persone.
Ecco, non c’è competizione tra me e la “me-generation” penso.
Le aspiranti donne di domani che non sanno ancora camminare e sbattono già il colore delle loro mutande su internet.
Il solo fatto di esistere le suggerisce di esporsi come le teste di cinghiale quando passeggi per le salumerie di Norcia, quando invece arrossire ogni tanto davanti ad uomo le renderebbe molto più femminili.
Hanno mai letto queste fanciulle della geisha che alimentava il desiderio maschile mostrando del tutto accidentalmente il polso mentre versavano il té?
Che delirio doveva essere per un uomo venire a capo dell’ingombrante biancheria delle nostre antenate, per riuscire finalmente a disfare le acconciature facendo scivolare i lunghi capelli sulle spalle.
Ok, già capto in giro sguardi agitati per il destino delle sveltine.
Ok, niente sveltine pazienza, ma non ci avrebbe guadagnato l’erotismo?
In un mondo ideale io farei la pittrice e la gente comprerebbe i miei quadri ben consapevole che io ad intervalli irregolari e secondo l’umore, potrei presentarmi al campanello della loro porta con tubetti e pennelli dentro la valigia, per modificare la loro tela.
Questo accadrebbe per vari motivi:
Insoddisfazione o cattivo umore della pittrice,
crescita improvvisa del suo stile od insicurezza.
Come la materia pittorica cambia in ogni momento ed il pennello come la risacca pulisce via le prime incertezze per aggiungerne di nuove, ecco io credo, tranne rare eccezioni, all’esistenza di una sola arte, un’arte in perenne movimento ed evoluzione.
Potrebbe mai un musicista suonare lo stesso pezzo allo stesso modo per vent'anni di seguito?
Chiunque lo faccia è un fallito.
Non potrei mai sedermi a tavola con i miei clienti guardando un quadro che ho fatto dieci anni fa senza provare ribrezzo, forse ero io quella?
Può essere, ma ora sono diversa.
Potrebbe anche chiamarsi arte "evoluzionistica".
Da bimba ho ripetuto la prima classe di danza classica almeno 3 volte, forse qualcuno avrebbe dovuto spiegare a mia madre che odiavo anche le gonne scozzesi.
Come un piccolo topolino da laboratorio, ho indossato ogni diversa fantasia di lana scozzese, ignara del perché mi grattassi tanto e del perché gli altri bambini mi dessero della cicciona.
La gonna si impossessava di me come una seconda pelle ruvida, goffa, pungicosa e mi cingeva la vita ingombrante come un giubbotto di salvataggio.
Conciata in quel modo me ne andavo in giro, con l’orgoglio infilato dentro ai calzini.
Fin tanto che ho preso coscienza di essere un essere umano anche io.