ipsediggy in ma l'orgasmo femmini...
viga in ma l'orgasmo femmini...
laformadelvuoto in de coitus nanus
utente anonimo in de coitus nanus
utente anonimo in Rocchetta la prima a...
laformadelvuoto in Rocchetta la prima a...
laformadelvuoto in Rocchetta la prima a...
A chiare lettere
a tempo perso
antiblogger
Canemucca
cattive maniere
cloridrato di sviluppina
contrariamente
don't touch cozlamù
il blog di Guiro Karelias
jazz from italy
l'oroscopo di quel genio
la Marchesa de Sade
la voce
le piccole astuzie di un mentecatto
malgoverno
non solo mamma
qualcosa del genere
switcheD braiN technologY
The Novecento's post
oggi
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
visitato *loading* volte
E’ difficile immaginare una scimmia che filosofeggia.
Perché la scimmia non comunica a parole ma grida quello che vuole emettendo suoni gutturali.
Pare che Freud ponendosi la questione abbia provato a studiare la telepatia, convinto com’era che gli esseri che ci hanno preceduto, avendo una struttura mentale decisamente sgrammaticata, non potevano esser in grado di esprimere le sfumature se non in questo modo.
In effetti se smettessi di possedere la mia bellissima lingua, probabilmente ragionerei solo a sentimenti e a sensazioni.
Penserei al dolore, alla tristezza, o al limite ad afferrare un legnetto per sbatterlo contro la palma nella speranza che caschi una noce di cocco, ma certo sarebbe difficile concepire questo discorso.
E forse Freud aveva ragione, ma nel senso che chi non può comunicare a voce deve per forza sviluppare un senso dell’osservazione così raffinato da distinguere le minime variazioni facciali del proprio vicino.
Del resto lo stesso sesto senso femminile, ammesso che esista, è costruito certamente sulla spiccata capacità di osservazione che hanno le donne rispetto agli uomini.
In ogni caso, ciò che mi colpisce della realtà che vivo, è la rielaborazione che i mezzi di comunicazione, quindi il potere politico ed economico, fanno delle parole.
Ci sono parole il cui significato originale viene amplificato a tal punto da essere utilizzate a sproposito.
Questa ambiguità consapevole se trasmessa diventa sommarietà di pensiero.
E’ a dir poco immenso il passaggio in 1984 di Orwell in cui un dipendente del ministero della Verità spiega al protagonista che il suo scopo, non è aggiornare il vocabolario della neo-lingua, arricchendolo di parole, ma cercare di ridurlo, perché riducendolo la gente finisce di anno in anno per non avere più in mano una facoltà di pensiero che vada oltre lo stretto necessario.
Del resto uno dei grossi problemi dei regimi dittatoriali è sempre stato quello creare una classe di studiosi, cercando di evitare una classe intellettuali, problema ovviamente impossibile da risolvere.
Suppongo che la limitazione della lingua serva a far ragionare le persone solo in base alle sensazioni e ai sentimenti.
